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Pensieri sparsi...

Preferisco l'umorismo alla politica,mi pare piu' giusto ridicolizzare cose serie che spacciare per serie cose ridicole. (G. Monduzzi)

Le cose serie vanno affrontate con leggerezza. Quelle di poco conto con serietà. ("Hagakure", il codice segreto del samurai)

Io parto per strappare una stella al cielo e poi,per paura del ridicolo, mi chino a raccogliere un fiore. (Kipling)

Omnem crede diem tibi diluxisse supremum (Fa' conto che ogni giorno sia stato l'ultimo a splendere per te )

Il vantaggio di essere intelligente è che si può sempre fare l'imbecille, mentre il contrario è del tutto impossibile. (Woody Allen)

Se pensi a una cosa alle tre del mattino e poi ci ripensi l’indomani a mezzogiorno, arrivi a conclusioni diverse. (Snoopy)

Satira: E' l'umorismo quando perde la pazienza. (G. Mosca)

Umorismo: e' il sorriso dell'intelligenza. (E. Ionesco)

L'umorismo e' un modo di scrostare i grandi sentimenti della loro idiozia.(R.Queneau)

E' difficile far ridere al giorno d'oggi. E' molto più facile far piangere, basta una cipolla. (C.Marchi)

Chi sa ridere è padrone del mondo (G. Leopardi)

La fantasia è più importante della conoscenza. (A. Einstain)

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30 luglio 2006

Vermeide

Verme. Espressioni appicate all’umano agire, come anellide, verme ignobile, verme tra i vermi, verme impagliato, verme frenastenico e  verme incravattato rimandano a qualcosa di spregevole ma innocuo. Niente di più falso. In questo post da neghittoso periodo vacanziero intendo parlare dei vermi rivalutandoli. Qualcuno potrà chiedersi quale trauma psicologico auto-inventato sto combattendo per giustificare cotanto interesse per gli striscianti e mollicci frequentatori delle misteriose profondità terricole e acquatiche. Beh, l’argomento è interessante se si và oltre gli stereotipi.

Worm è il nome dato al biblico flagello che colpisce i computer, molto più devastante del virus informatico. La differenza non è da poco. Il virus non è in grado di propagarsi autonomamente, ha bisogno di un programma "ospite" da infettare. Un worm è invece in grado di diffondersi con le sue sole forze, sfruttando direttamente i canali di Internet per raggiungere le proprie vittime e replicarsi a velocità impressionante. Worm batte Virus per Ko tecnico.

Quelli che Aristotele classificava come Entema, lungi dall’essere anime semplici, hanno saputo rimediare alle umane castronerie. I vermi contaminati di Cernobyl hanno cambiato le proprie abitudini sessuali. Sono passati dall’asessuata alla sessuata nel tentativo di proteggere se stessi dalle radiazioni e copulare con risultati riproduttivi soddisfacenti.

Volendo rimanere in ambito strettamente Metazoico quali esponenti meno conosciuti e scontati della categoria degli invertebrati potremmo incontrare vagabondando sul pianeta Terra? Il Llghoi kharkoi è un bel vermone fatto a intestino noto tra gli studiosi della criptozoologia col nome di "Verme letale della mongolia". I nomadi che incrociano in quelle lande raccontano di  un esemplare di color rosso vivo, con macchie  più scure, dal poco leggiadro aspetto di un intestino di bue, lungo circa 1,5 metri e grosso come un braccio di un uomo.  Per niente conciliante e discorsivo ucciderebbe chi lo incrocia o col del veleno o tramite elettrocuzione, ovvero con micidiali scariche elettriche generate dal suo corpo. Tal signora Puret, appartenente alla categoria dei testimoni oculari, riferì che ogni cosa toccata dal veleno diventava di color giallo, come se venisse corrosa da un acido. Il guardiacaccia  Yanzhingin Mahgalzhav, altro appartenente alla specie di coloro che c’erano e videro parla di una mandria di cammelli uccisa dal vermone. Un pastore raccontò che somigliava ad un salame dotato di sporgenze che definì ali ma che potevano benissimo essere delle zampe.

Lo Shar khorkai è un bel vermone giallo che traccheggia sulla catena montuosa dell'Altaj mongolo. Un mandriano di Noyon ne vide almeno una cinquantina. Lo inseguirono famelici mentre lui scappava sul suo cammello. Chissà se incitava il povero animale  cantando “Non ti fermare, vola ti prego, corri come il vento che mi salverò“.

Gigaworms nella pianura Padana. Un geo-radar, ovvero un radar geologico, rilevò, nella zona di Remondò, qualcosa di relativamente grosso che si muoveva sotto il terreno. Si ipotizzò trattarsi di un gigaworms. Il suo  arrivo in terra padana si presume sia avvenuto o  direttamente dal cielo o attraverso gallerie e proveniente dall'Adriatico. Vermone volante o minatore? Il mistero è tutt’ora fitto come la nebbia.
Gigaworms dell'Australia. Grosso come un tubo da  giardino e lungo tre metri. Charles Barrett affermò, che di tali vermoni, chiamati Megascolides, ne aveva visti  parecchi.  La loro caratteristica principale è di rintanarsi sottoterra. Sono di difficile cattura in quanto capaci di rivestirsi di uno speciale fluido lubrificante molto viscido.
 I Pehlivan di Edirne fanno la stessa cosa.

Gigaworms in Sudamerica. In Uruguay e  Brasile impazza il Minhocao.  Un grosso verme, provvisto anche di un paio di corna poste sul capo e ricoperto di scaglie nerastre. Non si sa se a tempo perso tiene anche  prigioniere vezzose fanciulle dalle lunghe trecce bionde.

In Paraguay è presente il pericoloso serpente-lumaca, grosso come il torace di un cavallo, con la testa canina e un aculeo velenoso nella coda. Curiosamente inspiegabile il perché del nome lumaca se è grosso come un cavallo, sembra un cane e ha il  pungiglione come una vespa.

Il verme-lucertola del sudamerica è una specie di rettile simile ai cecilidi,  che sono anfibi, non gli stivali invernali, ma animali come la rana. Il suddetto vermome ha l'aspetto e le movenze dei lombrichi. La pelle è ricoperta da piccole squame per sopportare il clima arido.

Gigaworms d’acqua. La Rifitia pachyptila appartiene al gruppo dei pogonofori. Può superare i due metri di lunghezza e vive tra i 2.500 e i 6.000 metri di profondità.

L’Eunice gigentea è una specie di vermone appartenente al gruppo dei palolo.  Raggiungere una lunghezza di tre metri e vive nelle acque del Pacifico tropicale. A Samoa uno dei fenomeni naturali più spettacolari è la salita del palolo,  di colore verde-blu, emerge in superficie puntualmente poco dopo la mezzanotte del settimo giorno dopo la luna piena, per accoppiarsi. Venere era una dilettante a confronto.
Il Lineus longissimus è un vermone del gruppo dei nemertini d’aspetto  sottile e molto allungato. Non è più grande di un laccio di scarpe ma può raggiungere una lunghezza di dieci metri, essendo  molto elastico, distendendosi, può raggiungere i quaranta metri. Il bungy jumping l’avranno inventato usandoi i vermoni elastici visto che nasce come rituale d'iniziazione in Australia?

Dopo tutto questo sono sicura che incontrando un verme lo guarderete con altri occhi.

Per oggi è tutto.

 

 




permalink | inviato da il 30/7/2006 alle 21:25 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (31) | Versione per la stampa

27 luglio 2006

Cronache Marziane Estive

Il solito marziano masochista e un po’ farlocco torna in Italia a far che non si sa, ma senza di lui mi mancherebbe l’incipit. Guarda i Tg e scopre che la notizia di punta è che a luglio fa caldo. Passa ai giornali e alla pagina politica scopre che il Governo che fece della concertazione il suo cavallo di battaglia nella campagna elettorale non concerta ma sconcerta. Il primo tentativo, per ora in fase di stallo,  di legiferare ha ottenuto fallimenti difficilmente eguagliabili. Da indiscrezioni giunte dalla sede della Guinness World Records, pare sia in fase di studio una sezione dedicata della prestigiosa bibbia dei records.

L’italico popolo vittima sacrificale dell’incapacità di concertare è stato appiedato dai tassisti. Poi i farmacisti gli han rifiutato l’aspirina e callifughi lasciandoli in balia di dolorosi mal di testa e ipercheratosi dell’alluce. I notai hanno incrociato le braccia, non che faccia molta differenza, essendo categoria della cui effettiva utilità molti dubitano, ma han protestato pure loro. Gli avvocati han scioperato,  gettando la toga per dedicarsi ad amene attività.

Il clou, la ciliegina sulla torta, lo sciopero che ha sbalordito per l’audacia è il caso unico al mondo che ha visto lo sciopero di un Ministro contro il Governo di cui fa parte, con tanto di picchetti e comizio. In questo caos da sciopero compulsivo aggravato ci sono le dichiarazioni dei reduci filogovernativi e nostalgici del ’68 che rinnegano le lotte operaie e tutto l’armamentario simil-progressista e s’indignano proclamando che tassisti & Co. sono spietate lobbies che controllano clientele e pacchetti di voti. Tutta gente che rema contro insomma. Un austero e autorevole rappresentante dell’intellighenzia progressista in servizio permanente alla prodigiosa causa, Piero Ichino, critica la categoria degli spietati appiedatori di cittadini accaldati e sudati, costretti a trascinarsi come granchi depressi sotto la canicola.

Il nostro marziano non pago scopre che Piero Fassino va in giro portandosi in tasca un Pulcinella, la nota maschera della commedia dell’arte che ha incarnato e continua ad incarnare il tipo italiano, personaggio che cosciente dei problemi in cui si trova si prende gioco dei potenti pubblicamente, svelando tutti i retroscena. Sottile metafora del Partito Democratico che esiste solo nelle neghittose interviste dei leader in crisi di visibilità mediatica.  Tutti dicono di volerlo ma tutti lo criticano e novelli Erode lo vogliono soffocare nella culla.

Il Presidente del Consiglio precedente pare sapesse camminare sull’acqua, l’attuale sa fare miracoli ben più eclatanti. Miracoli economici che fanno impallidire la moltiplicazione dei pani e dei pesci. È in vacanza a Positano, in un residence con piscina per l’irrisoria e sbalorditiva cifra di euro 130 al dì. Un miracolo che ha scosso gli italiani che guardano con ammirazione e nuovo rispetto al Prodogioso Romano.

Il nostro marziano legge i coccodrilli di un autorevole rappresentante della stampa che, ricordando commosso  un collega passato ai più da ben 4 anni, dichiara che il caro estinto Indro se fosse vivo lavorerebbe nel suo giornale. Per ora la notizia non è stata smentita dall’interessato. Palazzo Chigi, in una nota, fa sapere che il caro estinto prima di passare a miglior vita era passato  a sinistra e per dirimere la delicata questione verrà organizzata un’apposita seduta spiritica con la partecipazione di un prestigioso esperto, il Premier in persona, che metterà la parola fine alla salma contesa, interpellandola direttamente. 

La Fiat ha siglato un accordo con l’Ikea che arrederà tutte le concessionarie della rete. Luciano Moggi  ha dichiarato Tutto quello che è stato detto e fatto verrà smontato". L'Ikea quindi come metafora della facilità con cui la Juventus smonterà le accuse.                                           
La sofferta discussione in aula sul Dpf è stata animata dalla protesta del senatore della Lega Massimo Polledri, che ha agitato in Aula dell'aglio, parlando di "vampirismo fiscale". L’ortolano leghista ha motivato la sua affermazione con un tranchant "La manovra-bis ha succhiato le possibilità di ripresa degli italiani". Il diessino Gavino Angius, che presiedeva la seduta, l'ha redarguito: "Onorevole collega, l'aglio lo riservi al ristorante". Il presidente del consiglio Romano Prodi è intervenuto con un accorato discorso dove ha parlato diffusamente dell’uso del prezioso bulbo nella cucina bolognese.

Per oggi è tutto.

 




permalink | inviato da il 27/7/2006 alle 10:26 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (30) | Versione per la stampa

25 luglio 2006

Marrakech

Silvio Berlusconi ha scelto Marrakeck per festeggiare il compleanno della moglie, dimostrando, se ancora ce ne fosse bisogno, di essere un grande. Essendoci stata da poco racconto una città che è davvero magica. Narra la leggenda che un tempo il mondo era coperto di lussureggianti giardini, palmeti ombrosi e ruscelli d’acqua fresca. Un paradiso che però non poteva durare, gli uomini  litigavano in continuazione e Allah per punirli cominciò a gettare un granello di sabbia per ogni bugia pronunciata. Così nacque il deserto del Sahara. Un solo posto rimase verde e fiorito. In quel luogo fu fondata Marrakeck.

È stata definita “Porta del deserto” è stata persino chiamata “Venezia delle sabbie”. Circondata da un bellissimo palmeto, ora vittima di speculazioni edilizie, ma ancora ricco di vegetazione, Marrakech è definita anche la città rossa per il colore delle costruzioni. Come tutte le città marocchine è divisa in due parti, la Medina con i souk e i palazzi dei sultani e il Gueliz, la città moderna costruita dai francesi all’epoca coloniale.

Il cuore della città è la piazza Jemaa el Fna, letteralmente “Adunanza dei morti” perché qui venivano compiute le esecuzioni capitali ed esposte al pubblico le teste tagliate. Architettonicamente non è una bella piazza, non ci sono edifici maestosi o monumenti, la Torre Koutobia, il minareto della moschea,  è poco distante ma non dà direttamente sulla piazza. Il suo fascino, che ti prende volente o nolente sta nell’atmosfera unica che si respira.

Qui pulsa il cuore della città. Non è mai uguale a se stessa, ogni ora del giorno regala uno spettacolo con personaggi diversi. L’alba ci sono gli ambulanti con le bancarelle montate tutt’intorno, che vendono succo d’arancia, una cornice dai caldi colori solari. Poi ogni genere di venditori la animano per tutto il giorno. Si possono trovare ogni genere di servizi, dai lustrascarpe al cavadenti, agli stregoni o sedicenti tali che mettono o tolgono il malocchio secondo necessità.  Venditori d’acqua e persino scrivani per gli analfabeti che devono spedire una lettera.

Intorno alle 5 del pomeriggio si anima di spettacoli estemporanei, improbabili Hommes Bleu che danzano al ritmo dei tamburi, incantatori di serpenti che li noleggiano per la foto di rito e ti ritrovi con un bell’esemplare viscido a mo di collana. Incantatori di asini e cantastorie che alla luce incerta dei lampade a petrolio raccontano mimando storie della tradizione popolare, anche chi non comprende la lingua rimane affascinato dalla mimica del racconto.

Al tramonto arrivano i venditori di cibo che montano ristoranti ambulanti, pentoloni di Harira, una zuppa con carne e legumi secchi e collane di salsicce arrosto riempiono l’aria di profumi. Arrivano anche le indovine e i venditori di hascish. Uno spettacolo straordinario che si può ammirare mischiandosi alla folla o guardare dalle terrazze dei caffè che circondano la piazza.

Sulla piazza si affaccia anche l’entrata del souk , un intricato labirinto animato giorno e notte. Ogni souk è dedicato ad una particolare attività. C’è il souk degli artigiani del rame, quelli delle babouches, le calzature in pelle di cammello. Sulle vie principali si aprono le kissaria, le gallerie di negozi dai soffitti in legno che vendono merci occidentali. Il souk è un caleidoscopio dove perdersi con immenso piacere. Da comperare la mano di Farima, un portafortuna onnicomprensivo.
Alle rovine del palazzo di Dar el Beida si tiene il festival degli artisti di piazza.  Fatto costruire dal Sultano Al Monsour, il destino del palazzo fu profetizzato dal giullare di corte che quando lo vide disse che sarebbe diventato una splendida rovina. Come in effetti è.
Nell’affascinante e maestoso palazzo Dar el Makhzen furono girati famosi film rimasti nell’immaginario collettivo come “Alì Babà e i 40 ladroni”, “Il leone del deserto” e “Casablanca, Casablanca”. Cortili fioriti in stile andaluso, porte e soffitti intarsiati in legno di cedro. Molto mille e una notte. Appena fuori, in stridente contrasto c’è la Mellah, il quartiere ebraico risalente alla metà del ‘500. Un quartiere poverissimo tutt’ora abitato da famiglie ebree. Miseria e splendore convivono fianco a fianco. I monti dell’Atlante fanno da cornice alla città.


                                




permalink | inviato da il 25/7/2006 alle 14:19 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (29) | Versione per la stampa

24 luglio 2006

Emozioni Hard

Il Prodigio Romano non finisce di stupire l’italico popolo con le sue straordinarie doti comiche. Ogni voto al Senato è un’incognita ma l’uomo con sprezzo del ridicolo dichiara che “Così c’è più avventura, è più sexy”.

Il Governo del Giusto vivrà emozioni, come appunto le definisce il Prodigio Romano, molto sexy. Saranno decisamente hard. Il voto al Senato ha messo in fibrillazione gli strateghi progressisti che temono il coupe de theatre dei dissidenti pacifisti. Le incognite molto hard non mancano, da De Gregorio che gli regala continue emozioni ai suoi senatori distratti che  non si “coccolano” Pallaro come dovrebbero lasciandolo, come un novello Ulisse, in balia della sirena più sexy dell’opposizione, rappresentata pare da Dell’Utri, impegnatissimo nel tentativo di seduzione.

Da indiscrezioni di corridoio e sussurri di sottoscala pare certo il ricorso al voto di fiducia. Un escamotage, l’ultima spiaggia di un Governo in perenne difficoltà che, come si dice a sinistra, ha diverse anime, e rischia di soccombere a se stesso. Vediamo l’antefatto che ha portato alla sofferta decisione. Il Prodigio non ha una grande opinione della sua maggioranza, pare abbia chiesto ai tre segretari della  Sinistra Radicale, peraltro impotenti e incapaci di gestire i loro turbolenti Senatori, “Perché li avete candidati?”. Bella domanda, sarà perché rappresentano il loro elettorato forse?

I tre dell’Ave Maria ritengono la fiducia l’unico modo per tenere in riga i dissidenti, come dice Giordano.  Anche i “Dissidenti” condividono l’analisi e novelli Don Abbondio chiedono al Prodigio il coraggio che non hanno in proprio “Prodi metta la fiducia, così possiamo votare si”. Marco Rizzo fa la sintesi più sexy “Le ragioni contro la missione in Afganistan sono giuste. Il Governo non deve cadere, quindi è giusta la fiducia”. Ma vediamo dissidente per dissidente le spiegazioni molto sexy del “Votiamo si ma siamo contro”.

Malabarba è il più indeciso, e vuole un rapporto in sede parlamentare col Ministro per i rapporti col Parlamento.  Non specifica il genere di rapporto. Molto hot davvero. Turigliatto trova poco chiara la tecnica di votazione e chiede una soluzione che permetta al governo di durare e a lui di esprimere la sua posizione contraria. Giannini non vuol far cadere il Governo ma ricorda che i due partiti Comunisti non sono folkloristici ne sono servili verso quelli che chiama “Interessi degli altri componenti della coalizione”. Fratelli Coltelli.

Rossi voterà la fiducia ma se non verrà posta si riterrà libero di esprimere la sua posizione. De Petris voterà la fiducia. Bulgarelli si dice poco appassionato al dibattito fiducia si o no, che comunque voterà. A lui pare interessi molto di più discutere. Ognuno ha le sue fregole. Grassi è contrario, come Silvestri, ma assicurano che voteranno come bravi soldatini la fiducia al Prodigio.

Ultima ma non ultima la pacifista senza se e senza Franca Rame da vera donna di spettacolo ha la dichiarazione stellare “Col sangue agli occhi voterò si” come saggiamente consigliata dagli uomini di famiglia. Un bel colpo al femminismo.

Più della coscienza poté la confortevole poltrona in Parlamento come si dice. Coerenza vo' cercando, arduo però trovarla a sinistra.




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23 luglio 2006

Marocco istruzioni per l’uso

Il Marocco, che ho rivisitato dopo diversi anni, è un paese che stà regredendo. Probabile conseguenza del dopo 11 settembre e delle tensioni che percorrono il mondo islamico e ne allontanano il turismo. Nonostante la guerra col Fronte Polisario sia terminata nell’88 resta ancora da risolvere il conflitto con il popolo Saharawi. Pare che la nomina di James Baker, uomo di fiducia della famiglia Bush, quale mediatore Onu, sia un segnale d’attenzione della politica internazionale verso la questione. I campi profughi presidiati dai Caschi Blu dell’Onu presenti nell’ex-Sahara Spagnolo sono ancora aperti e nella zona la presenza dell’esercito è massiccia.

Il Marocco turistico finisce ad Agadir, città moderna e senza alcun fascino. Man mano che si scende la Rue Royale, 2000 km che percorrono il Sahara atlantico sino al tropico del Cancro,  i controlli diventano sempre più frequenti. Nonostante il re abbia dichiarato che il turismo è troppo importante e  sostenuto che  bisogna garantire sicurezza alle migliaia di visitatori che ogni anno riempiono le casse dello Stato, i turisti sono praticamente inesistenti, specie nel sud e nell’area sahariana.

Molte strutture turistiche sono desolatamente vuote. Anche le Città Imperiali risentono della crisi. A Marrakech la piazza Jemaa el Fna, che letteralmente significa “Assemblea dei morti”, perché qui un tempo si tenevano le esecuzioni capitali, è sempre animatatissima  ma i turisti anche qui sono pochi.  

Il re, Moahmmed VI, in Marocco è anche “comandante dei credenti”, cioè contemporaneamente leader religioso e politico. Ha promulgato timide riforme del Mudawwana, il diritto di famiglia marocchino, ma la maggioranza della popolazione non è stata particolarmente entusiasta. Il nuovo diritto di famiglia del Marocco in teoria sconsiglia la poligamia, ma in realtà sembra che nel 90% dei casi vengono autorizzati matrimoni poligami. La poligamia, bontà sua, è stata però resa  più equilibrata per la moglie, che viene garantita economicamente. Inoltre rende meno arbitrario l’istituto del ripudio.  

Nonostante il re si chieda pubblicamente come può avanzare una società quando le donne, che rappresentano la metà della popolazione, vedono limitati i loro diritti, i sudditi  la pensano diversamente. Mi trovavo in un ristorante e al tavolo vicino si è seduta una coppia. Il marito ha ordinato solo per se, lei ma mangiato gli avanzi di lui e bevuto quando lui ha terminato. Nessuno si è stupito di un trattamento così apertamente discriminatorio e umiliante.

L’Islam proibisce il consumo di alcolici, che quando si trovano, hanno prezzi proibitivi. La conseguenza è che chi viaggia con mezzi propri è continuamente assillato da richieste di vino o birra. Ma se Allah non vuole chi siamo noi per andare contro la volontà del profeta?

Il Rif, la parte nord del paese, è un susseguirsi di coltivazioni di kif, la canapa indiana. Coltivarla è, per la legge marocchina, un’attività legale. Venderla e trasportarla, invece, è illegale. Il Marocco è il primo produttore mondiale di kif. La droga viene offerta ovunque, per lo più sono foglie di cannabis invecchiate, secche e triturate, sotto forma di lunghi bastoncini chiamati “Sebsi”. La produzione di canapa indiana è di 2.300 tonnellate per un giro d’affari stimato in 12 miliardi di dollari all’anno. Un introito enorme considerato che il commercio legale marocchino verso l’estero totalizza circa 11 miliardi di dollari l’anno. Un paese che comunque merita un viaggio per le sue bellezze naturali.
                     

 


            




permalink | inviato da il 23/7/2006 alle 0:56 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (23) | Versione per la stampa

21 luglio 2006

Il Grande Facilitatore

Il Facilitatore  è l’ultima invenzione, inaugurata al G8 dall’inesauribile fantasia del Prodigioso Romano. Ma non è esattamente una novità, discende direttamente dalla gloriosa tradizione democristiana che vide nei fautori del Compromesso Storico grandi figure storiche di Facilitatori.

Il Governo del Giusto naviga a vista tra le insidie del Senato dove il dipiertista De Gregorio saltella di qua e di là facendo venire i sudori freddi al Prodigio. Il destino del Governo è attaccato come una cozza  ai volenterosi senatori a vita o agli imprevedibili parlamentari esteri. Il Prodigio ha il  problema del come e del quanto durare.

Sulla Finanziaria incombe come un incubo Rifondazione a cui  non piace il Dpef e già rullano tamburi di guerra, che parlano di uno sciopero generale perorato dalla Cisl se il documento economico non venisse cambiato.

In questo clima da tregenda serve con urgenza un esperto Facilitatore. Chi meglio del fulgido Follini è degno erede della prestigiosa tradizione democristiana? L’editoriale de “Le formiche”, prestigioso megafono dell’ex-segretario Udc lo dice chiaramente “Siamo sicuri che il bipolarismo debba essere un idolo sul cui altare sacrificare le nostre virtù?”. Delicato eufemismo per mercanteggiare l’entrata trionfale nel Governo. Già si favoleggia di un terzo vicepremier, Parisi, che lascerebbe il posto alla Difesa proprio al Grande Facilitatore Follini in persona.  

La Lunga Marcia verso i confortevoli lidi governativi partì già lo scorso autunno. D’altra parte, come disse Andreotti il potere logora chi non ce l’ha. E Follini non è politico che ama logorarsi restando fuori dai palazzi. La dichiarazione tranchant “Berlusconi è transitorio..la politica riprenda il suo corso e le sue regole” è illuminante sul percorso politico di avvicinamento del Grande Facilitatore.

Novello Giuda oggi rinnega la legge elettorale che il suo partito ha votato e lui personalmente perorato.  A Telese dall’amico Clemente disse “..Il proporzionale è la cosa che mi stà più a cuore”. In parlamento, dopo le dimissioni di Siniscalco fu protagonista di un tentativo di Facilitazione con Fassino che fallì miseramente forse per l’inconsistenza e le tante incognite dell’offerta. Non aveva ancora perso le elezioni.

Un gustoso siparietto. Come scrisse Liberazione andò in scena “La delusione di chi aveva sperato nei centristi”. I delusi dell’Unione speravano davvero che “Il discorso del capo dei centristi portasse ad elezioni anticipate”. Raccontano le cronache che Piero l’Intercettato poco prima del discorso di Follini  “Ha scritto e fatto recapitare  un biglietto a Follini..qualcuno allungando il collo ha letto Caro Marco”. La delusione era stampata sui volti dei tanti leader dell’Unione per il mancato accordo ma c’era già chi vedeva un futuro migliore, Castagnatti altro ex-democristiano e profondo conoscitore delle dinamiche terziste predisse “Nella prossima legislatura..poteva diventare un alleato credibile”. Et voilà che le previsioni si avverano.

Sempre su “Le formiche” parla della Grande Coalizione tedesca e vorrebbe “Un insieme di forze omogenee tagliando le estreme”. La sinistra radicale “Senza se e senza ma” avrà ricevuto avviso di sfratto?. Probabile…Le stelle stanno a guardare e gli italiani pure.

L'amico Otimaster ha proposto un'interessante iniziativa alla quale la Zanzara ha aderito.




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20 luglio 2006

La Guerra Incivile Italiana

Se un marziano sbarcasse in questi giorni in Italia si troverebbe in piena guerra incivile. Cerca un taxi e gli dicono che stanno tutti al Circo Massimo per uno  sciopero che pare la giornata dell’orgoglio tassinaro. Al grido di “Siamo noi, i taxisti dell’Italia siamo noi” con contorno di pernacchie a Veltroni e Bersani, la protesta blocca tutta Roma.

L’italica fantasia tassinara si dispiega e il marziano si vede passare davanti tal Aldo detto D’Artagnan, un tipo con le phisique du role  che si è  fatto crocifiggere seminudo su due tavole di legno con la scritta “Restituiteci il nostro pane. Amen”. Spiega convinto che si fa portare in processione per “Simboleggiare la passione che sta vivendo tutta la categoria”. Rimane tutto il giorno, in croce davanti al portone degli uffici di Prodi. Il tutto con contorno di cori da stadio “Chi non salta è di sinistra, chi non salta è sinistra”.

Vede un presidente del Consiglio che si inventa una nuova, inedita, figura. Il “Facilitatore” che nessuno si sa che cosa diavolo sia ma fa la sua marcia figura e da visibilità mediatica e quello in fondo conta. E giusto per facilitare propone l’Iran come mediatore nella difficile crisi che incendia il medioriente. Il marziano si chiede se il Facilitatore sa che l’Iran di Ahamadinejad vuole cancellare Israele dalle carte geografiche e non solo. Un “Facilitatore” sui generis pure lui.

Si sposta a piazza Venezia dove trova la Compagnia Instabile Pacifista che mette in scena, in nome della pace,  la guerra fra Israele e Libano. Alcuni ragazzi del ghetto sventolano le bandiere con la stella di David e gridano ai pacifisti “Kamikaze!”.  I filo-arabi con don Ciotti e contorno di  parlamentari comunisti come Rizzo e Russo Spema alzano la bandiere libanesi e palestinesi, le immancabili keffiah, i fazzoletti con l’effigie di Arafat e rispondono con un sonoro “Terroristi”.

Nella veglia alla Sinagoga, c’è la parte del governo e della maggioranza schierata con Israele che viene contestata da un altro pezzo di maggioranza e di governo che vede Israele come “Faro di inciviltà” con il sottosegretario “Superpacifista senza se e senza” ma Paolo Cento detto Er Piotta che va sul classico e dichiara “Sono compagni che sbagliano”. Intanto i Bertinottiani sono impegnati in una dura lotta coi Dilibertiani che li accusano di essere schierati con Israele a causa delle dichiarazioni del Presidente della Camera. Tutto in nome della Pace.

Legge il giornale e scopre che i “Facilitatori” nel bel Paese  fanno scuola. Follini, che dovrebbe stare all’opposizione, si chiede con sussiego sulle “Formiche” se “Al bipolarismo dobbiamo sacrificare le nostre virtù”. Naturalmente no, in fondo neanche Giuda lo fece. Trenta denari o un confortevole posto di potere valgono bene qualche “Facilitazione” al Governo del Giusto in difficoltà.

Al povero marziano è venuto il mal di testa e cerca un’Aspirina ma le farmacie son tutte chiuse per lo sciopero contro il Governo del Prodigio che in due mesi è riuscito a scontentare tutti senza riuscire a varare un solo provvedimento o legge che dir si voglia.   
Quando si dice il Governo dei Record...                                        






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19 luglio 2006

Appunti di Viaggio…2

Il deserto è uno spazio surreale. La parola evoca il nulla, deserto quindi come negazione o spazio vuoto. Non è così, è invece vario, sorprendente, mai uguale e ti prende l'anima. Questa è stata la mia terza volta ma il suo fascino è rimasto intatto.

Il deserto innanzitutto è ricerca di se stessi. È silenzio per ascoltarsi. È leggersi dentro è cercare di capirsi, avere consapevolezza, avere conoscenza. Una condizione fisica estrema che aiuta a prendere coscienza dei propri limiti. È  l’aria torrida che toglie il respiro, soffia dall’interno, dalle enormi distese di sabbia che sembrano stendersi all’infinito. È  la siccità della terra che si spacca. È il corso degli Ouadi, i letti dei fiumi asciutti per la maggior parte dell’anno. È l’Hammada, il deserto di pietre nere dove spuntano radi ciuffi d’erba secca, cactus o qualche albero solitario.

È basse colline modellate dal vento caldo che sembrano vicinissime nell’aria tersa e secca e invece sono lontanissime. È  fatto di nere cime merlettate e profondi canyon. È pietraie color rosso ocra interrotte da oasi di palme da cui spuntano i Ksour, i maestosi castelli di sabbia, villaggi fortificati decorati con eleganti trafori fatti di fango impastato con paglia e pisè, i tronchi di palma sezionati. Costruzioni fragilissime che difficilmente resistono agli elementi naturali. Il sole impietoso che li cuoce sino a spaccarli o le rarissime piogge torrenziali che li sciolgono come castelli di sabbia. E sempre vengono ricostruiti, almeno quelli ancora abitati.

Il deserto è strade che diventano piste e piste che diventano lunghi, stretti nastri d’asfalto in mezzo al niente. 50, 80 km senza incontrare anima viva, solo qualche branco di dromedari o asini selvatici che riposano all’ombra degli alberi solitari o nei pressi dei pozzi che si trovano vicino alle piste. È il silenzio assoluto, si sente solo il sibilo del vento.

È un villaggio che spunta dal niente in mezzo al niente, sul quale domina pomposa, con tanto di segnaletica adeguata, l’abitazione di Messieur le Gouvernateur. Ogni villaggio ha una porta d’entrata, a Tam Tam, cittadina sahariana con più militari che abitanti, sono due enormi dromedari bianchi a dare il benvenuto. È improvvisi mulinelli, piccoli vortici di sabbia che si formano improvvisamente e si spostano velocissimi. È tempeste di sabbia che rendono l’aria gialla, il vento si alza fortissimo e avvolge tutto in un turbine di sabbia che s’insinua ovunque, e ti sembra di essere tu stesso sabbia.

Il deserto è il Riad, fatto di dune dorate che il vento sposta e plasma continuamente, con i granelli che scricchiolano e zigrinano formando onde. È la luce che cambia a seconda dell’ora. Rosa pallido all’alba, le dune sono di un ocra intenso, poi cambiano e scintillano sotto il calore del sole che abbaglia tutto con la sua luce accecante. Le dune che splendono nel silenzio assoluto sotto la luna hanno davvero qualcosa di magico.

Il deserto è sempre uguale a se stesso ma sempre diverso, un quadro suggestivo che si prende una parte di te, che tu lo voglia o no. Il deserto non è  un vuoto, non è monotonia è un continuo divenire. È il fascino del Grande Mare di Sabbia che ti mette di fronte a te stesso. Insegna un aforisma Zen che tenendo le mani aperte, tutta la sabbia del deserto vi passerà. Chiudendole non otterremo che qualche granello di sabbia. Una metafora su cui riflettere.

Un saluto a tutti…sono sulla via di casa e da giovedì tornerò ad occuparmi del circo Barnum della nostra politica. Grazie a tutti quelli che sono passati a leggere anche mentre non c’ero.




permalink | inviato da il 19/7/2006 alle 8:30 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (4) | Versione per la stampa

11 luglio 2006

Appunti di viaggio

Secondo la leggenda Ercole divise Europa e Africa e ai lati pianto' due colonne. Atlantide pare fosse qui e anche il Giardino delle Esperidi stava in Marocco.

In frontiera entri subito nello spirito marocchino. Per il controllo passaporti giri che neanche Asterix alle prese con la burocrazia di Roma. Un funzionario si toglie le scarpe e dichiara « Io non faccio nulla. Arma chimica di dissuasione efficace. Tutti i timbri magicamente compaiono in cambio di 5 euro.
Brevi impressioni a caldo, qui sto tra i 45 e i 50 e oltre. Tangeri evoca traffici loschi, fantapolitica  e spionaggio. Truman Capote la defini’ «città cenciosa » ma affascinante.  Lo sarà stata in passato, oggi é una città sporca e bruttina, senza alcun fascino.
Idem Casablanca. 5 milioni di abitanti . Niente
Rich's café ne Sam al pianoforte ma una periferia fatta di baraccopoli e un centro moderno ma anonimo.  Rabat la capitale, sonnecchiosa. Bella la torre di Hassan. Progettata dallo stesso architetto della Giralda di Siviglia e della Koutubia di Marrakech. Quello che rende affascinanta la costa atlantica è la luce che attiro’ pittori come Matisse e Delacroix. Una luce che traspare dai loro quadri. Luce speciale che riesce a dare atmosfera a tutto.
Dopo Agadir comincia il Sud. Il Marocco sahariano. Gulmine é la porta del deserto. La città degli Hommes Bleus. Cosi’ chiamati per la leggera colorazione della pelle. « Inventata » da uno scozzese intraprendente. Nel XV secolo riusci’ a vendere del calico’ blu’ che stingeva lasciando sulla pelle la tipica colorazione che
fu scambiata per caratteristica di pregio.  Oramai ne sono rimasti pochissimi. Il sabato scendono dalla montagne per il mercato del bestiame.  
Qui comincia la regione affascinante e più vera. I controlli di polizia in tutta la fascia sahariana sono frequenti ed esasperanti. Prendono nota con lentezza orientale di tutti i dati. Li trascrivono su pezzetti di carta stropicciati dei quali si fatica a capire l’utilità. Ma é cosi.
Controlli, veri posti di blocco attrezzati, dovuti ad una situazione ancora tesa nonostante la Marcia Verde risalga al 1975. In 350mila, armati di bandiere e copie del Corano oltrepasarono la frontiera sahariana. Il Fronte Polisario, guerriglieri appoggiati da Libia e Algaria e armati dall’Urss con l’appoggio di Cuba , iniziarono una guerra che termino’ nel 1988.
Gli appartenenti al Fronte vennero riuniti in campi per rifugiati dove tuttora vivono  sotto controllo Onu. Da Goulmine parte la Rue Royale che corre lungo tutto il Sahara atlantico. 2200 km in precarie condizioni, spesso interrotta dalla dune di sabbia che invadono la strada. Dune che si trovano un po’ ovunque, il vento la sposta in continuazione. Il deserto fatto di Riad o Hammada, di Oued asciutti, di venti bollenti, di tempeste di sabbia e temperature torride lo racconto nel prossimo post..per oggi è tutto… un saluto




permalink | inviato da il 11/7/2006 alle 23:15 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (15) | Versione per la stampa

7 luglio 2006

Islam e Amore

Esce in Francia un libro "Les 100 Noms de l’Amour" che raccoglie i 100 ideogrammi arabi che descrivono tutte le forme dell’Amore. Gli autori sono due arabi, un calligrafo che illustra l’idea dell’amore idealizzato e un intellettuale che racconta con orgoglio di aver reso, con questo libro, un omaggio alla cultura araba.

Mancano però quei riferimenti alla religione islamica che ha fatto della disuguaglianza tra i sessi l’essenza stessa della sua cultura sociale. Di romantico al di fuori del florilegio linguistico c’è ben poco. Sono tutte parole maschili e tutte si rifanno al Corano che è per l’islam direttamente la parola di Dio.

La seconda Sura recita testualmente "Le donne agiscono con i mariti come i mariti agiscono con loro, con gentilezza tuttavia gli uomini sono un gradino più in alto" Questa è la parola di Dio. La donna è dunque inferiore per definizione e come scritto nella quarta Sura è degna d’amore solo se devota e sottomessa, l’uomo deve punire la disobbedienza, deve batterla perché questo è il volere di Dio.

Bellissima la forma stilistica degli ideogrammi. Raffinati intrecci pieni di eleganti volute e colori. Il punto simboleggia la vita, la linea sinuosa è il tempo e la spirale è la luce. Il legame d’amore è simboleggiato da un ideogramma che rimanda a due corde intrecciate. L’amore intenso è una prigione a forma di punto interrogativo e l’amore travolgente è un insieme di volute, un labirinto dove facilmente si entra ma dal quale è impossibile uscire.

Molto suggestivo ma in queste definizioni mancano riferimenti ad altre forme d’amore che l’occidente prevede ma che nell’ Islam non sono permesse. Mancano le definizioni di amore diverso, perché sono parole che indicano un reato come l’amore omosessuale maschile, il femminile non esiste neppure come reato in quanto non è prevista. La donna non può neanche peccare ed essere condannata per un amore considerato reato per l’uomo.

Manca anche l’ideogramma che indica la fine dell’amore, il divorzio, non esiste il concetto dell’amore a tempo. L’uomo può ripudiare la donna, null’altro è premesso. Mancano riferimenti le fenomenologie dell’amore come la concubina, sorta di prostituta legalizzata. Mancano quelle parole che definiscono altre forme di amore considerati reato, quali l’adulterio, e la sua punizione, la lapidazione.

Mancano i riferimenti al velo che l’islam impone come malintesa forma d’amore, che deve proteggere dal peccato. Manca il burqa, il simbolo stesso della diversità e della sudditanza femminile. Manca anche la definizione di un amore, peraltro autorizzato dal Corano, su cui gli autori glissano. Quello dell’uomo che compra e lascia tutte le mogli che vuole.

Un libro insomma che non va oltre l’allegoria autocelebrativa. Pieno di rimandi a Dio, al sufismo e al mistico racconta un amore che non esiste se non nel segno elegante di parole che evocano suggestioni irreali. Racconta con arte raffinata una realtà che non c’è , perché il rapporto d’amore paritario e libero nell’islam non esiste. E’ una storia di dominio dell’uomo sulla donna. Molto ben disegnato e illustrato, ma null’altro che un velo elegante che copre e occulta una brutta realtà.

All'intenet café di Marrakech, stavo scaricando la posta quando s'é aprta la finestra di Skype con un messaggio di Jasemine per un distratto Omar che non aveva chiuso il collegamento. Tre messaggi. Potevo chiudere ma mi spiaceva e non ho voluto crearr problemi al distratto Omar o peggio far rimanere male Jasmine sbattendole il portale in faccia ( citazione dall'amica Perla). Non è mai cosa piacevole.
Dedico questo post,che era già pronto, alle Jasemine e agli Omar che tramite internt riscono ad eludere un rigido divieto imposto dalla società islamica.
Un saluto da Zagora.




permalink | inviato da il 7/7/2006 alle 22:59 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (13) | Versione per la stampa


 

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