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Marocco istruzioni per l’uso

Il Marocco, che ho rivisitato dopo diversi anni, è un paese che stà regredendo. Probabile conseguenza del dopo 11 settembre e delle tensioni che percorrono il mondo islamico e ne allontanano il turismo. Nonostante la guerra col Fronte Polisario sia terminata nell’88 resta ancora da risolvere il conflitto con il popolo Saharawi. Pare che la nomina di James Baker, uomo di fiducia della famiglia Bush, quale mediatore Onu, sia un segnale d’attenzione della politica internazionale verso la questione. I campi profughi presidiati dai Caschi Blu dell’Onu presenti nell’ex-Sahara Spagnolo sono ancora aperti e nella zona la presenza dell’esercito è massiccia.

Il Marocco turistico finisce ad Agadir, città moderna e senza alcun fascino. Man mano che si scende la Rue Royale, 2000 km che percorrono il Sahara atlantico sino al tropico del Cancro,  i controlli diventano sempre più frequenti. Nonostante il re abbia dichiarato che il turismo è troppo importante e  sostenuto che  bisogna garantire sicurezza alle migliaia di visitatori che ogni anno riempiono le casse dello Stato, i turisti sono praticamente inesistenti, specie nel sud e nell’area sahariana.

Molte strutture turistiche sono desolatamente vuote. Anche le Città Imperiali risentono della crisi. A Marrakech la piazza Jemaa el Fna, che letteralmente significa “Assemblea dei morti”, perché qui un tempo si tenevano le esecuzioni capitali, è sempre animatatissima  ma i turisti anche qui sono pochi.  

Il re, Moahmmed VI, in Marocco è anche “comandante dei credenti”, cioè contemporaneamente leader religioso e politico. Ha promulgato timide riforme del Mudawwana, il diritto di famiglia marocchino, ma la maggioranza della popolazione non è stata particolarmente entusiasta. Il nuovo diritto di famiglia del Marocco in teoria sconsiglia la poligamia, ma in realtà sembra che nel 90% dei casi vengono autorizzati matrimoni poligami. La poligamia, bontà sua, è stata però resa  più equilibrata per la moglie, che viene garantita economicamente. Inoltre rende meno arbitrario l’istituto del ripudio.  

Nonostante il re si chieda pubblicamente come può avanzare una società quando le donne, che rappresentano la metà della popolazione, vedono limitati i loro diritti, i sudditi  la pensano diversamente. Mi trovavo in un ristorante e al tavolo vicino si è seduta una coppia. Il marito ha ordinato solo per se, lei ma mangiato gli avanzi di lui e bevuto quando lui ha terminato. Nessuno si è stupito di un trattamento così apertamente discriminatorio e umiliante.

L’Islam proibisce il consumo di alcolici, che quando si trovano, hanno prezzi proibitivi. La conseguenza è che chi viaggia con mezzi propri è continuamente assillato da richieste di vino o birra. Ma se Allah non vuole chi siamo noi per andare contro la volontà del profeta?

Il Rif, la parte nord del paese, è un susseguirsi di coltivazioni di kif, la canapa indiana. Coltivarla è, per la legge marocchina, un’attività legale. Venderla e trasportarla, invece, è illegale. Il Marocco è il primo produttore mondiale di kif. La droga viene offerta ovunque, per lo più sono foglie di cannabis invecchiate, secche e triturate, sotto forma di lunghi bastoncini chiamati “Sebsi”. La produzione di canapa indiana è di 2.300 tonnellate per un giro d’affari stimato in 12 miliardi di dollari all’anno. Un introito enorme considerato che il commercio legale marocchino verso l’estero totalizza circa 11 miliardi di dollari l’anno. Un paese che comunque merita un viaggio per le sue bellezze naturali.
                     

 


            

Pubblicato il 23/7/2006 alle 0.56 nella rubrica Diario.

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